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Il Palio di San Giovanni, per le sue precipue peculiarità , non trova analogie con altre manifestazione storico-rievocative sia regionali che extra. In esso , infatti , non vengono rappresentate figure della Signoria medievale , giochi equestri o tenzoni tra cavalieri, ma si fa esclusivo riferimento ad una tradizione della vita del nostro paese :

“ la sciabbega ”

termine dialettale che indica una caratteristica imbarcazione da lavoro utilizzata per la pesca con la rete da costa . Tutto ciò che riguarda questo sistema di pesca , ormai in disuso, rappresenta il riferimento della manifestazione . La collocazione storica è situata nell’arco di tempo che va’ dal 1893, anno dell’autonomia dal più blasonato ed universalmente riconosciuto Comune di Recanati , sino ai primi anni del ‘900 . Il Palio di San Giovanni , cosi chiamato in onore del Santo Patrono della Città , esalta quella che era la fatica, il coraggio e la lotta dell’uomo, abitante l’allora borgo marinaro, per avere “un pezzo di pane ” sulla tavola ergo la sopravvivenza. La corsa del Palio prende spunto dall’abilità che contraddistingueva i migliori equipaggi e dallo sforzo dei loro componenti ( chiamati sciabbegotti ) e , non per ultimo , dallo spirito di competizione che animava tutte le fasi della pesca , dall’imbarco all’avvistamento del banco di pesce , dalla calata delle reti in mare fino al loro ritiro in secca . Era punto d’orgoglio dimostrare di essere stati più bravi degli altri in tutte le operazioni compresa quella di portare il pesce al mercato ittico per primi al fine di ottenere il prezzo più alto . La figura protagonista del Palio è, dunque, quella dello “sciabbegotto” che, dopo aver effettuato la selezione del pescato, aveva il compito di sistemarlo nelle “coffe” (termine dialettale per definire delle grandi ceste di vimini) e, infilando attraverso i manici un robusto bastone, in coppia con un collega si avviava, di corsa, verso il mercato ittico facendo attenzione a non perdere il pesce lungo il percorso . Di fatto perdere parte del carico durante il trasporto avrebbe significato diminuire i guadagni per tutti visto che i compensi erano proporzionali al ricavato e poi era da mettere in preventivo i rimproveri o le imprecazioni del capitano dell’imbarcazione che , pur senza bilancia , aveva già valutato , con un colpo d’occhio , l’entità della pescata . A seconda della zona di costa ove era stato effettuato lo sbarco poteva capitare di dover percorrere distanze superiori al chilometro il che non era poco per chi non indossava nessun tipo di calzatura . La povertà dei mezzi si evidenziava anche dai sistemi di protezione della spalla che sorreggeva il peso delle ceste : il berretto arrotolato od un altro indumento al momento non indossato; niente se si pensa ai 30 o 40 chili di pesce ed alla conformazione delle strade dell’epoca. . Da ciò “ nasce” la Corsa per la conquista del Palio di San Giovanni ,Patrono di Porto Recanati , tradizionalmente disputata il sabato della terza settimana di Agosto.

 I Quartieri cittadini :

Castelnuovo, San Marino, il Centro, Montarice, Santa Maria in Potenza, Europa e Scossicci ,ognuno rappresentato da “ciurme” ( squadre) di 10 elementi si sfidano, senza esclusione di colpi, in una corsa a staffetta per le vie cittadine , trasportando , a spalla due ceste , collegate con un bastone e ricolme di pesce proprio come un tempo facevano i loro nonni. Suggestivo e molto impegnativo è proprio il passaggio del testimone consistente , di fatto , dalle ceste ricolme di pesce . Il vincitore della “corsa” si assicura il drappo con l’effigie del Santo con l’obbligo di custodirlo nella Chiesa del proprio quartiere.